Sabato "La Memoria rende Liberi" con la testimonianza di Liliana Segre

Liliana Segre

 

Il prossimo 27 gennaio 2018 Elena Virga conduce in diretta, a partire dalle 17.30, “La Memoria rende Liberi” su Radio Comunità Nuova, con l’esclusiva testimonianza di Liliana Segre.

Per il terzo anno consecutivo continuiamo col nostro impegno per tenere viva la Memoria dei tragici eventi legati all’Olocausto e alla deportazione di milioni di Ebrei verso i campi di sterminio di mezza Europa.  Grazie anche al sostegno e alla gentilezza degli amici dell’Associazione Figli della Shoah, del Progetto Memoria e del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) dal 2016 portiamo avanti approfondimenti con testimonianze dirette di chi ha vissuto la persecuzione anti ebraica e la deportazione. Il 27 gennaio 2016 la nostra Elena Virga ha condotto “Giornata della Memoria per non dimenticare. Mai” con le esclusive testimonianze di Sami Modiano, Ugo Foà e Renzo Modiano mentre il 27 gennaio 2017 “Il Rumore della Memoria” ha avuto come testimonianze quelle di Umberto Tamburini (che ci ha lasciato pochissimi mesi fa) e di Enrico Modigliani. Il 31 gennaio 2017 invece abbiamo ascoltato dal vivo le parole di Ugo Foà sulle vicende di chi ha vissuto in prima persona la persecuzione delle leggi anti ebraiche in Italia.

Quest’anno all’interno dell’approfondimento radiofonico “La Memoria rende Liberi”, condotto da Elena Virga, troverà spazio un interessante racconto sui fatti del tempo, su come si è arrivati alla deportazione di milioni di essere umani verso luoghi infernali quali erano i campi di sterminio nazisti. Tutto ciò partendo anche da un’attenta analisi delle leggi razziali anti ebraiche delle quali quest’anno se ne racconta il triste ottantesimo dalla promulgazione. All’interno dello spazio radiofonico saranno presenti anche le storie di uomini del tempo e la preziosa testimonianza di Liliana Segre rilasciata a Radio Comunità Nuova durante un colloquio telefonico di qualche giorno fa, proprio poco prima di essere insignita del titolo di Senatrice a Vita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Liliana Segre aveva appena tredici anni (orfana di madre ad un anno soltanto) e viveva col padre e i nonni paterni in Corso Magenta a Milano quando nel 1938 le leggi razziali gli sconvolserò la vita a partire dall’abbandono forzato della scuola pubblica per tentare poi dopo diversi tentativi di fuga e vita nascosta la strada della Svizzera, ma in Svizzera non c’era posto per la piccola Liliana e per suo padre visto che un ufficiale del luogo li rispedì in Italia. E gli italiani decisero il suo avvenire. L’otto dicembre 1943 Liliana e il padre Alberto Segre iniziano un altro calvario tra le carceri di Varese, Como e infine San Vittore a Milano nel Quinto Raggio destinato a quel tempo agli ebrei. Fino al 30 gennaio 1944 quando lasciarono le celle del Quinto Raggio salutati dai soli carcerati, gli unici a provare gesti e senso di pietà, per raggiungere la Stazione Centrale di quella Milano d’inverno «ci caricarono sui vagoni bestiame. Non appena un vagone era pieno, veniva sprangato e portato con un elevatore alla banchina di partenza. Fino a quando le vetture furono agganciate, nessuno di noi si rese conto della realtà. Tutto si era svolto nel buio, nel sotterraneo della stazione, illuminato da fari potenti, tra grida, latrati dei cani, fischi e violenze terrorizzanti. Nel vagone buio c’era solo un po’ di paglia per terra, e un secchio per i nostri bisogni» [1]

Il convoglio numero 6 raggiunse Auschwirz il 6 febbraio 1944 dopo una piccola sosta a Fossoli. Dei 605 ebrei trasportati sul convoglio subito 500 vennero mandati a morire nelle camere a gas e ai crematori subito. Nella selezione iniziale Liliana Segre perse per sempre il padre Alberto sentendo le loro mani dividersi per sempre. L’ultima immagine che ricorda.

Quando qualche giorno prima che i sovietici entrassero ad Auschwitz, il 27 gennaio 1945 per scoprire il marcio del mondo, Liliana Segre fu costretta ad intraprendere un cammino, la nota marcia della morte, verso la Germania insieme ad ottantamila superstiti ancora in grado di reggersi sulle proprie gambe. La liberazione avvenne a Malchow soltanto il 30 aprile 1945, quando fece ritorno a Milano della sua famiglia erano sopravvissuti solamente uno zio e i nonni materni mentre dei 605 deportati del Binario 21 della Stazione Centrale di Milano soltanto 20 fecero ritorno, Liliana compresa con qualcosa in più di trenta chili di peso addosso.

«Noi sopravvissuti siamo soprattutto il nostro numero. Prima del mio nome viene il mio numero: 75190. Perché non è tatuato sulla pelle, è impresso dentro di noi, vergogna per chi lo ha fatto, onore per chi lo porta non avendo mai fatto niente per prevaricare; essendo vivo per caso, come lo sono io» [3]

Oggi Liliana Segre, come allora, è una donna vera, forte, tenace e battagliera. Gira il nord Italia per fare conoscere il dramma dell’Olocausto, è stata insignita di lauree, onorificenze e per ultimo la nomina di Senatrice a Vita. Si è batte ogni giorno per il ricordo a cominciare dalla volontà di fare installare a tutti i costi a Milano e non le pietre di inciampo dell’artista Gunter Demnig dei sampietrini che riportano il nome delle vittime dei lager nazisti proprio davanti a quelle che furono le loro abitazioni. La prima pietra è stata posata lo scorso gennaio 2017 in corso Magenta 55, dove abitava Alberto Segre, suo padre.

Ascoltaci il 27 gennaio 2018 in diretta su Radio Comunità Nuova, 95 FM e www.radiocomunitanuova.it, alle 17.30

[1] Milano Centrale, binario 21. Destinazione Auschwitz, a cura di Andrea Jarach, Proedi Editore, Milano 2004. Proprio al Binario 21, il 26 gennaio 2010, per il Giorno della memoria, è stata posata la prima pietra di quello che è diventato il Memoriale della Shoah di Milano.
[3] Testimonianza di Liliana Segre, Conservatorio G. Verdi di Milano, Giornata della Memoria 2010